L’Emission Trading System europeo

L’Emission Trading System è in vigore nell’Unione Europea e in Italia già da alcuni anni, quale pilastro delle politiche europee sulla transizione energetica, con il fine specifico di contrastare il cambiamento climatico. In questo contesto, il sistema ETS – prevedendo il pagamento di un costo per la CO2 immessa nell’ambiente dalle imprese, così da spingere gli operatori “inquinanti” a fare il possibile per limitarne la produzione – si fonda sullo scambio di quote di emissione e cioè, sullo scambio di “permessi di inquinare”.
La Direttiva istitutiva, 2003/87/CE (e sue successive modifiche), ha anzitutto imposto agli impianti altamente inquinanti siti nel territorio UE (melius, nello Spazio Economico Europeo) di ottenere un’autorizzazione alle emissioni di gas serra; ha poi istituito il Sistema per lo scambio di quote emissione di gas a effetto serra dell’UE (European Union Emissions Trading Scheme – EU ETS), secondo cui ogni impianto autorizzato deve compensare annualmente le proprie emissioni con quote (European Union Allowances – EUA, equivalenti a 1 tonnellata di CO2) che possono essere compravendute dai singoli operatori interessati.
Il Registro unico dell’UE, come banca dati elettronica, tiene traccia di tutti i passaggi di proprietà delle quote e consente agli operatori di compensare, annualmente, le proprie emissioni restituendo le quote agli Stati membri. Ogni impianto soggetto allo scambio è inoltre tenuto ad adempiere anche ad una serie di obblighi di monitoraggio, volti a tenere traccia delle loro emissioni.
Le imprese che non adempiono correttamente agli obblighi di monitoraggio e restituzione delle quote sono soggette a sanzioni, anche di impatto significativo, che comunque non sostituiscono ma si aggiungono all’obbligo di riversamento delle quote.
Nonostante il sistema di scambio delle quote sia in funzione già da diversi anni, esso è in continua evoluzione. Basti menzionare la progressiva riduzione delle quote gratuite e la sempre più accentuata finanziarizzazione e specializzazione dei mercati delle quote, nonché da ultimo il collegamento dell’ETS con il Meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM), sistema in vigore per i primi obblighi già nel 2024 e che, sia pure con diverse criticità applicative, tende ad evitare i fenomeni di delocalizzazione degli impianti produttivi al di fuori dell’UE.
A ciò si aggiunga che il sistema ETS è stato solo recentemente esteso ad altri settori produttivi quale, ad esempio, quello aereo e marittimo, e, a partire proprio dal 2025 (sia pure con le sole attività di monitoraggio e rendicontazione delle emissioni), sarà attivo sotto forma di ETS2, ossia un sistema applicabile anche ai fornitori di prodotti energetici, al consumo nei settori del trasporto stradale, degli edifici commerciali o residenziali, fino a raggiungere le PMI.
Purtroppo, la prassi applicativa dell’attribuzione e circolazione delle quote nei settori produttivi fin dall’origine rientranti nel sistema sconta ancora incertezze sulla qualificazione giuridica, sul trattamento contabile e degli adempimenti, sul regime fiscale. Sotto un diverso punto di vista, si assiste ad una alta volatilità del prezzo delle EUAs.
Date queste premesse, una gestione aziendale consapevole ed efficace del sistema ETS appare quanto mai necessaria. Per tale ragione, Salvini e Soci – Studio Legale Tributario fondato da F. Gallo ha dato vita, insieme ad altri due suoi partner altamente specializzati, al “Carbon Compliance Club”, quale realtà che riunisce, sotto un unico marchio, diverse competenze, fondamentali nell’attuazione – quanto più completa e interdisciplinare possibile – di tutti gli obblighi che il sistema ETS impone alle imprese.